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FanFict Fantasy

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La scomparsa di Shuta


Il giorno seguente, corse a casa mia Shuta, urlando forte il mio nome. Ero ad aiutare mio padre nell’arare i campi e sentii a mala pena le sue urla, anche se non capivo cosa. Più si avvicinava, più era chiara la figura di Shuta che mi veniva incontro con un braccio alzato, in segno di saluto, ma anche di richiamo importante.

- Yuta, Yuta! – mi si avvicinò con affanno.
- Che c’è? Respira! – risposi, lanciando un’occhiata furtiva a mio padre che, se mi avesse visto parlare mentre lavoravo, me le avrebbe date di santa ragione.
- Non importa ora…. Non importa il respiro… - diceva con fatica.
- Ma che succede? – non capii l’urgenza della sua visita, dato che ci saremmo rivisti nel pomeriggio.
- Ruka. Si tratta di mia sorella… si sposa… si è fidanzata… - cercò di dire, mentre riprendeva fiato.
- Cosa hai detto? – domandai, sgranando gli occhi.
- E’ stata promessa in sposa…. A un ricco conte… uno della casata giù a valle. Ha tanti terreni .. mio padre da giovane lavorava per lui… e ora vuole sposare mia sorella.
- Co…. Io … - Shuta era sconvolto, ma io più di lui.

Sapevo che Ruka era perfetta come nobildonna, ma nel mio cuore, la speranza di crescere e di diventare per lei un marito ideale, non mi aveva mai abbandonato. Fino a quel momento.
Così, Ruka si sposò un anno più tardi e se ne andò dalla casa dove aveva vissuto per diciannove anni.
Da quel giorno, Shuta non lo rividi mai più.
Mi volevano far credere che era morto, schiacciato da un cavallo impazzito.
Non era possibile. Nessuno mi aveva invitato al suo funerale e io ero il suo migliore amico.
Perché quella menzogna? Perché Shuta era sparito? Cosa si nascondeva dietro queste immonde bugie?
Per un po’ cercai la verità con tutte le mie forze, ma quando capii che era tutto inutile, non mi restò che arrendermi all’evidenza e per dire addio a Shuta, cosparsi un cerchio di sassi vicino alla sponda del fiume, nostro rifugio abituale dai grandi e, all’interno, posai un fiore rubato dalla serra di Ruka, che ormai non se ne poteva più occupare.
Ero sicuro che un giorno Shuta sarebbe tornato e avrebbe capito quel simbolo, perché il suo nome significava "cerchio di pietre". Ovviamente, non avendo le pietre, dovetti accontentarmi di piccoli sassi. Per me era un gesto significativo.

Trascorsero così dieci anni. Io vivevo ancora nel piccolo paese di Shiinato, poco conosciuto, sulle colline a nord di Kyushu. Lavoravo nei campi al posto di mio padre, ormai vecchio e malandato. Mia madre ci aveva lasciati da due mesi. Tossiva spesso e sputava sangue. Il medico le aveva diagnosticato ancora una settimana di vita, ma lei riuscì a resistere in quello stato per due mesi, dopo di ché, il suo cuore si arrestò durante il sonno.

Un giorno che avevo finito tutto il lavoro nei campi, decisi di passare un po’ di tempo al fiume, anche per accertarmi che il piccolo simbolo di addio a Shuta fosse ancora in ordine, essendo circa due mesi che non mi dirigevo al fiume.
Con grande stupore, quando raggiunsi il nostro fanciullesco rifugio, vidi una ragazza vestita con abiti sgargianti e un ombrellino da sole, china sul cerchio di pietre. Mi avvicinai piano per non farmi sentire. Un ramoscello secco però scricchiolò sotto la mia scarpa, lei udì il suono e si spaventò, alzandosi di scatto, per poi voltarsi verso di me e indietreggiare di qualche passo.

- Perdonate, non volevo mettervi paura. – dissi, con brusco tono di scuse, che non erano la mia specialità.
- Yu.. – sembrò volermi dire qualcosa, mentre mi fissava con sguardo attonito.
- Come dite? Non ho capito, abbiate pazienza. – risposi, avvicinandomi al cerchio di sassi e notando che il fiore al suo interno era stato cambiato. – E questo cos’è? – chiesi, accigliato, mentre mi chinavo a prendere il fiore tra le mani per esaminarlo meglio.
- Ah… quello è… è un fiore finto… - rispose timidamente la ragazza, un poco più in disparte.
- Questo lo vedo. – dissi, scorbutico. – Ma che ci fa qui? E’ vostro? – mi voltai a osservarla malamente.
- Ecco… - indietreggiò un poco. Mi guardava tremando, con quegli occhi blu come l’acqua del fiume. – Sì.
- Ma davvero? E perché mai avete fatto cambio? Chi ve lo ha detto? – chiesi, digrignando i denti e stringendo nel pugno chiuso il suo fiore finto.
- No … nes.. nessuno… - sembrò gridare aiuto, spaventata com’era dalla mia reazione. – Volevo solo…
- Un corno! – gridai furioso. – Questo è un simbolo di grande importanza per me! Vedete di girare al largo!
- Ma… il .. il fiore… - cercò di ribadire.
- Non avete sentito bene? Devo forse ripetermi? Non sono affari vostri. Chi siete voi? – domandai, ma senza voler sentire realmente la risposta.
- Come? – chiese lei, stupita. – Oh, non pensavo voleste… conoscere… il mio nome… - disse, per poi continuare. – Io mi … mi chiamo .. Mana. Sono… sono spiacente per il fiore. Quello che c’era prima era secco e così…
- Che cavolo dite? – chiesi, inarcando il sopracciglio. – Non me ne frega nulla del vostro nome e delle vostre intenzioni. Riprendetevi questo scempio! – le lanciai il fiore stritolato ai piedi e la osservai con astìo.
- Oh… - portò una mano al petto, spaventata forse più per il gesto che per il mio modo di parlare. Osservò il fiore con sguardo incredulo, incapace di chinarsi a raccoglierlo.
- Mana! Mana, dove sei, cara? – una voce stava avvicinandosi al fiume. Una voce femminile.
- Ma chi … - ero sorpreso di vedere il luogo solitamente solitario, così pieno di visite in breve tempo.
- Oh… - vidi un’espressione di sgomento negli occhi della ragazza, probabilmente ricordatasi di qualcosa.
- Mana! Vieni fuori, avanti! Non abbiamo tempo da perdere. – disse la voce sempre più vicina.
- Vi stanno cercando a quanto pare. Meglio che ve ne andiate. – la spronai, con voce un po’ più calma, ma cupa.
- Ah… sì… io … - mi fissò, forse per dirmi qualcosa. Ma scrollò il capo e, dopo un inchino aggraziato, sparì.

Non ero sicuro di averla mai vista, ma mi ricordava vagamente qualcuno. E non capivo perché si trovasse proprio al fiume, chinata sul simbolo di addio, di cui Shuta poteva comprendere il significato, se mai lo avesse visto, un giorno. Ma avevo smesso di sperare. Da quando Ruka si sposò con qualcuno che non ero io, smisi di sognare, di costruire castelli in aria fatti di illusioni. E poi, Shuta che scomparve e il mio cuore ancora si domandava perché.
Non credevo a nessuna storiella patetica. Shuta non era morto. Ma qualcosa era successo. Qualcosa che io non potevo certo capire.
Mi chinai sul cerchio di sassi e lasciai che all’interno crescesse l’erbetta. Non mi importava più ormai di farla vedere a qualcuno che non sarebbe tornato con il suo sorriso e la sua allegria per dire addio di persona.
Mi rialzai dunque e tornai nei campi a cercare di impegnare il mio tempo fino a sera.




...Continua...




Dal prossimo sottotitolo potrete godere di immagini,
come se si trattasse di un reale libro illustrato (o fumetto),
che a ogni nuovo capitolo vanta di immagini che illustrano la storia.
Ancora vorrei capire se vi piace o meno...
Ma credo non l'abbia letta nessuno fino adesso.
Spero un giorno di poter avere il parere di un esperto.
Ma ancora è troppo presto, credo. La storia deve arrivare al punto migliore,
alla svolta, al capovolgimento totale. Tra poco... tra poco... ^^
Buona lettura, a chi interessato! [SM=g27822]
Intanto vado avanti a scrivere il dodicesimo capitolo a cui sono arrivata ora...




[Modificato da =Ereandil= 08/11/2006 21.33]

[Modificato da =Ereandil= 08/11/2006 23.20]

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