Freeforumzone mobile





BENVENUTO NEL FORUM TOPMANGA
Leggere è bello ma partecipare ancora di più!

FanFict Fantasy

  • Posts
  • OFFLINE
    =Ereandil=
    Post: 4,679
    Registered in: 8/19/2006
    Gender: Female
    UTENTE Topmanga
    Grado 6
    00 11/7/2006 2:18 PM


    Potrebbe sembrare dalle prime battute, una storia totalmente normale,
    con persone normale, luoghi normali (non specificamente scritto, ma medioevali),
    con sentimenti e modi di fare davvero normali..
    Ma non è così. Nulla è come appare.
    E si scoprirà man mano andando avanti.
    Chiedo scusa a chi avrà la decenza di leggerlo, per la storia strana
    e piuttosto confusionaria che si troverà davanti, ma è la mia PRIMA FF Fantasy..
    Siate clementi.. e se fa proprio schifo, ditemelo che la censuro!Anzi, la cancello! [SM=g27811]
    Cominciamo con il primo capitolo...











    Il Giorno che non c'è



    Ricordo d'infanzia

    Come vivresti tu dopo un’intera vita passata a credere nella fiducia riposta nel tuo migliore amico, credendo di conoscerlo, per poi scoprire che, alla fine, non conosci nemmeno te stesso?

    [Dieci anni prima]

    - Yuta, vieni, dobbiamo andare ad aiutare Ruka nella serra.
    - Fossi matto! Siamo dei maschi, perché dobbiamo aiutare una ragazza? Non ci metto piede tra i fiori io.
    - Dai, Yuta, mia madre lo ha chiesto come piacere personale.
    - E in cambio?
    - Ci farà mangiare il coniglio che ha catturato sei giorni fa! – sorrise allegro Shuta.
    - Va bene, allora. Ci sto.
    - Dai andiamo! Chi arriva primo si mangia la parte più grossa del coniglio!
    - Credi di farmi paura? Vincerò io, vedrai!

    - Yuta! Dove sei? – gridò mia madre dalla soglia di casa.
    - Shuta! Vieni fuori, dove ti sei cacciato? Shuta! – gridò la madre di Shuta dall’orticello davanti alla loro casa.
    - Eccoci, mamma. – ci presentammo dinanzi alla casa di Shuta, assieme a Ruka, con due cesti di fiori recisi.
    - Ruka, Shuta, è pronta la cena. Yuta, caro, grazie per aver dato una mano. Vuoi fermarti a cena con noi?
    - Ma mamma, Koto lo starà cercando. – rispose Ruka, riferendosi a mia madre.
    - Si, hai ragione. – rispose la madre di Shuta. Poi mi guardò. – Sarà per un’altra volta, allora.
    - Oh… - dissi deluso.
    - No, mamma, Yuta rimane con noi a mangiare. Gliel’ho promesso. – replicò Shuta.
    - Smettila di fare i capricci. – lo rimproverò Ruka, sua sorella maggiore. – Piuttosto, aiutami a sistemare i fiori.
    - No! Se Yuta non rimane, non rimango a cena nemmeno io! – disse con risentimento e, prendendomi per un braccio, mi trascinò via correndo da casa sua, fino ad arrivare al fiume.
    Arrivati lì, prima dell’imbrunire, ci mettemmo a pescare e cenammo con il pesce che cucinammo sul fuoco acceso con rami e foglie secche, alla riva del fiume.

    - Che assurdità non poter cenare mai assieme! – disse Shuta con malinconia.
    - A me non importa di cosa non facciamo insieme. Mi importa di quel che riusciamo a fare. – gli strizzai l’occhio.
    - La fai semplice tu. Non capisco perché mia sorella non vuole che restiamo mai assieme dopo il tramonto.
    - Avrà anche un caratterino dominante, ma la trovo davvero bellissima. – dissi, confidandomi per la prima volta.
    - Che cavolo dici? Ti sei bevuto il cervello? – mi chiese Shuta, ma senza capire cosa intendessi dire io.
    - Shuta, tu hai mai pensato a una ragazza?
    - Cioè? – domandò, sdraiato sull’erba, con le braccia incrociate dietro la testa, assorto.
    - Come cioè? Ti sei mai innamorato?
    - Ma no, cosa dici?! Che vuol dire innamorato? Baciare una ragazza? – mi chiese, ingenuamente.
    - Beh, credo di sì. – risposi, ma pensando dentro me che fosse qualcosa di più di un semplice bacio.
    - A me non passa nemmeno per idea questa cosa. Puah! – sputò a terra, schifato.

    Lo guardai stupito, convinto che ormai a undici anni fosse normale pensare di baciare una ragazza. A me Ruka piaceva davvero molto, anche se era più grande di noi. Pensavo molto a lei e la sognavo spesso.

    - Bisogna tornare a casa. – disse Shuta. – Ormai le nostre famiglie saranno in pensiero. – si alzò dall’erba.
    - Sì, hai ragione. Mio padre sarà furibondo. Non sa nemmeno che sono qui. Tua madre e tua sorella almeno sanno che sei con me a mangiare al fiume, o per lo meno, lo immagineranno.
    - Ma vedrai, anche i tuoi genitori lo immagineranno. – mi confortò Shuta. – Andiamo.

    Quando tornai a casa, mio padre mi stava aspettando davanti alle stalle. Mi picchiò per la mia negligenza e mi fece lavorare nelle stalle fino a mezzanotte.

    - Yuta, che ti è successo? – chiese Shuta il giorno dopo, quando ci trovammo per andare da Suor Fana.
    - Niente, non è successo niente. – risposi seccato.
    - Come no? Hai il faccione gonfio. Cavolo, ti hanno pestato! Dimmi chi è stato!
    - Smettila, Shu! E’ stato mio padre ieri sera.
    - Ah. Che delusione. Contro di lui non posso aiutarti.
    - Fa niente. – gli sorrisi. – Sbrighiamoci o Suor Fana ci metterà di nuovo in punizione per aver fatto tardi.

    Suor Fana era la suora, insegnante, del nostro piccolo paese. Ci insegnava tutto ciò che dovevamo sapere sulla lettura e sulle eroiche imprese di antichi personaggi di leggende inverosimili.

    - Yuta, mi prometti una cosa? – chiese Shuta all’improvviso, al ritorno dalla lezione di Suor Fana.
    - Che vuoi? – chiesi, fingendomi indifferente.
    - Qualunque cosa accada, noi resteremo sempre amici. Prometti?
    - Sei scemo o cosa? – lo guardai inarcando un sopracciglio. Per me era ovvio e non serviva prometterlo.
    - Guarda che ci conto! – mi disse seriamente. Poi sorrise e se ne andò via di corsa verso casa.



    ...Continua...


    [Modificato da =Ereandil= 09/11/2006 14.42]

  • 00
    Per leggere gli altri messaggi devi essere registrato e aver scritto almeno un post in questo forum!
  • 153.1716819