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FanFict Fantasy

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La vecchia col bastone


- Cosa fate? – mi investì una domanda a pochi metri dal luogo in cui mi trovavo.

Mi raddrizzai, essendo chino sulle erbacce, lavorando la terra a pochi passi dal ciglio della strada. Mi voltai verso la voce che mi parve di riconoscere e, quando la vidi, ogni sospetto fu fondato. La ragazza misteriosa era venuta a trovarmi anche oggi.

- Bah! – il mio tono brusco non riuscivo proprio ad addolcirlo in sua presenza.
- Posso aiutarvi? – chiese e, senza attender risposta, prese a camminare tra le spighe alte del campo.
- Cosa vi salta in mente, sciocca! Via, restate al vostro posto! – cercai di cacciarla puntando verso lei la falce che avevo in mano, ma era lontana da me e non riuscii a impressionarla.
- Perché non posso? Mi sembra così bello qui. Le piante sono più alte di me. – sorrise, avanzando verso di me.
- Vi ho detto di andarvene. Queste non sono piante, sono spighe! Sciò! Mi rovinate il campo!
- Suvvia, non sarà mica il mio passo a rovinare il campo, non credete? – ribadì, ingenua, raggiungendomi.
- Siete impossibile! Ve lo hanno mai detto? – la rimproverai tenendo la falce a distanza da lei per non farle male.
- Oh, sì, continuamente, quando ero più piccola. Ero un tale maschiaccio…. – portò una mano davanti alla bocca per coprire un sorriso divertito.

Inarcai un sopracciglio e la guardai senza rispondere. Pensai che il mio sguardo potesse già valere molto. Ma non riuscii a intimarla, così prese a camminarmi intorno per poi tornare dove era prima, a guardarmi negli occhi.

- Dite, cosa posso fare per voi? – chiese, seriamente motivata.
- Sparite! – le risposi freddo come il ghiaccio.
- Ma prima vorrei almeno potervi aiutare… - ribadì.
- Impossibile! Non è posto per voi questo. – mi girai così dall’altra parte e continuai a lavorare, sperando che capisse di doversi allontanare. Ma non fu così semplice.
- Potrei provare anche io? – domandò, indicando la falce.
- Siete forse diventata matta? – mi fermai e la osservai con sguardo interrogativo e serio.
- Ma è solo per provare… se sbaglio mi correggete. – sembrò supplicare.
- Non sono qui per perdere tempo. Non ve lo chiederò di nuovo. Sparite!
- No! Non posso farlo! – rispose a tono, con sguardo fiero, come a volermi sfidare.

La osservai senza capire più le sue intenzioni. Era davvero caparbia. Impossibile riuscire a farle cambiare idea se non si usavano bruschi modi di agire. E così feci. Stanco di ripetermi, abbandonai la falce e la presi per un braccio, trascinandola con forza verso l’uscita dal mio terreno.

- Che fate? Lasciatemi! Non voglio … lasciatemi! – gridava, cercando di divincolarsi il più possibile.
- Tacete! – le risposi bruscamente, come sempre, essendo più forte di lei e riuscendo a portarla sulla strada.

Quando facemmo capolino dal campo si spighe, vidi la signora anziana della mattina precedente, lì in mezzo alla via, che ci osservava attonita, tra il divertito e l’interrogativo. Chissà cosa stava pensando a causa degli urli che emetteva quella ragazza così insistente. Mollai così di colpo il braccio di lei e mi avvicinai alla vecchia, cercando di nasconderle il mio imbarazzo.

- Che volete ancora? – chiesi, sempre con molta delicatezza, ovviamente.
- Scusate se vi ho disturbati. – alluse lei guardando verso la ragazza che si metteva a posto il vestito, equivocamente.
- Non diciamo sciocchezze!! Venite al dunque, per cortesia. – ero piuttosto seccato.
- Non mi offrite un tè? – chiese. – Sapete com’è, non sono più giovincella e sedermi non potrebbe che farmi bene.
- Sì, sì, ho capito. Accomodatevi pure. – dissi, tagliando corto, aprendole la porta di casa. Poi mi voltai verso la sciagurata e le feci cenno di entrare, sparendo all’interno della casa. Così, anche la ragazza entrò e chiuse la porta.
- Sedetevi. E sbrigatevi a dirmi che volete. Oggi ho già oziato abbastanza. – mi rivolsi alla vecchia col bastone.
- Devo raccontarvi una storia davvero sconvolgente, giovanotto. Meglio che vi sediate. – rispose serenamente.
- Che bella casetta… - apostrofò con ammirazione la ragazza misteriosa, guardandosi attorno.
- Siete pronti a partire? – chiese la vecchia.
- Partire? Ma di che parlate? – mi lasciò di stucco e pensai fosse pazza.
- Per catturare il giorno che non c’è! – rispose lei, con un guizzo negli occhi e il tono misterioso.
- Che? – chiesi, inarcando il solito sopracciglio.
- Di cosa parlate nonnina? – intervenne la ragazza, curiosa dal racconto della vecchia.
- Parlo di un mondo fatato, dove vivono sirene, folletti, fate, gnomi e tante altre creature fantastiche. Ma dovete sapere che questo luogo è ambientato in piena notte e solo ogni mille anni viene raggiunto dal sole, che porta il giorno in questo mondo così buio.
- Ma siete forse pazza? – tuonai, infine, battendo i pugni sul tavolo. – Che cavolo volete da noi? Prima mi mandate quella lettera, poi mi venite a raccontare questa storia ai limiti della fantasia. Dico, ma chi cavolo siete?
- Io sono PeroPoroGusha, la maga più antica di Buyo, il mondo magico di cui vi ho parlato.
- Piantatela, vecchia pazza che non siete altro! – gridai, osservandola con ira.
- No, Yuta! – urlò a un tratto la ragazza, correndomi incontro per placare la mia collera.
- Cosa…? – sentii cingermi la vita con le sue braccia esili e la osservai incredulo. – Ma tu… - non riuscii a parlare.
- Yuta. – richiamò la mia attenzione la vecchia. – Ancora non capite chi è lei? – mi chiese con un sorriso.
- Che? – ormai mi sembrò di essere diventato pazzo. Non potei far altro che ascoltare quel delirio di parole.
- Mana, presentati a Yuta come si deve. E’ giunto il momento. – ordinò la vecchia alla ragazza.
- Sì… - rispose sommessa la ragazza, dopo un lieve attimo di stupore. Quindi mi lasciò e si portò un poco distante, mi porse un inchino rispettoso e si rivelò. – Yuta, io sono Mana. Sono lo spirito di Shuta, un bambino di dieci anni, pieno di vita e amante delle corse nei prati.
- Cosa hai detto? – domandai, incredulo, riconoscendo finalmente in lei i lineamenti esatti di Shuta, comprendendo perché la trovai familiare.
- Bene. Ora che lo sapete, Yuta, in realtà Mana è una ninfa di Buyo, il nostro mondo privo di luce diurna.
- Una … una ninfa? – la guardai bene, poi osservai la vecchia e nuovamente guardai la ragazza.
- Esatto. Yuta, mi dispiace, io…. Volevo dirtelo da quando eravamo piccoli, ma… mi avevano chiesto di mantenere il segreto con chiunque e così…
- Ma… non capisco! Allora… Shuta… e .. e Ruka? E tu… dove sei stata per tutto questo tempo? – le domande uscivano spontanee una dopo l’altra, come getti d’acqua.
- Sono venuta qui per cercarti. Tutte le persone che ricordi sono reali, sono umane, appartengono a questo mondo. Anche Shuta vi apparteneva, prima che…
- Bene, Mana. Può bastare per adesso. – rispose la vecchia.
- Come, può bastare? – replicai. - No, voglio sapere! Ho il diritto a delle spiegazioni!
- Certamente. Avete tutti i diritti del mondo, Yuta. Ma prima di conoscere la storia intera, devo sapere se siete disposto a partire assieme a noi per Buyo e catturare il giorno che non c’è.
- Cosa? Ma io … - non sapevo che dire. Era tutto così incredibile e irreale. Mi massaggiai le tempie e, dopo aver chiuso gli occhi, li riaprii cercando di mantenere la calma.
- Yuta. Stai bene? – chiese Mana, preoccupata.
- Si, Mana, non preoccuparti. Sono sicura ora il tuo Yuta ci risponderà. Devi capire che era ancora molto piccolo quando fu strappato dai suoi veri genitori e la memoria non gli tornerà alla mente in così breve tempo, ma pian piano vedrai che si ricorderà e allora tutto cambierà come previsto.
- Come previsto? Ma di cosa parlate? Mi state facendo ammattire. Che cosa dovrei ricordare? – ormai ero sconcertato.

Ero in uno stato di totale confusione. Non capivo cosa stesse accadendo. Avevo vissuto ventuno anni credendo di essere figlio di persone a cui non appartenevo neanche lontanamente e ora, quando ero già troppo cresciuto per credere nelle favole, questa storia pazzesca aveva preso il via nella mia esistenza. Chi era quella vecchia? Cos’era questo mondo privo di luce solare e pino di creature fatate? E perché io ero coinvolto mio malgrado in tutto questo?
Ogni domanda era priva di risposta concreta. Dovevo dare io una risposta alla vecchia. Andare a Buyo e aiutarla in questa ricerca di cui non comprendevo la necessità o rifiutare? Ma se accettavo, cosa avrei dovuto fare esattamente? E se mi rifiutavo, cosa sarebbe successo? Troppe domande esigevano risposta. E riuscivo solo a fissare incredulo la giovane Mana e la vecchia PeroPoroGusha che sorrideva osservandomi, come se leggesse nei miei pensieri.



...Continua...


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