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FanFict Fantasy

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La ragazza misteriosa


- Perdonatemi signore. – sentii una vocina esile alle mie spalle.
- Sì? – mi voltai con aria interrogativa, ma sempre con la mia faccia da burbero.
- Suo padre mi manda a darvi questa. – rispose la voce di una anziana signora, ben vestita, con un pomposo cappello sulla testa e due guance ormai rugose e penzolanti.
- Mio padre? – chiesi con stupore, mentre prendevo la lettera che la vecchietta mi porgeva.
- Esatto, suo padre. Ora devo andare. Arrivederci. – disse con voce tremolante e proseguì il suo cammino.

Strano mio padre scrivesse delle lettere, visto che abitavamo sotto lo stesso tetto. La aprii dunque e la lessi con calma.

- Cosa? – urlai incredulo, da solo, come un pazzo, sul ciglio della strada che costeggiava casa mia.

Lessi e rilessi la lettera più volte, ma il significato era chiaro. C’era scritta la mia vera storia. Io non ero figlio legittimo del padre e della madre che mi hanno cresciuto. Ero stato trovato nei campi, una mattina di primavera. Piangevo nudo come un verme, avvolto solo da un misero straccio bianco, su cui era scritto il mio nome, Yuta.
Anni dopo, la mia vera madre venne a far visita ai miei genitori, ma io non la vidi che per pochi attimi, prima che se ne andasse e non feci domande su chi fosse e chi non fosse. Voleva sincerarsi delle mie condizioni. Era una nobile donna, dall’aspetto elegante e prosperoso. Non mi dissero niente, perché lei non voleva che io lo scoprissi. Ero nato da una relazione prematrimoniale con un uomo che poco centrava nella sua vita, poiché era già stato scelto colui con cui avrebbe dovuto condividere beni e averi per il resto dei suoi giorni.
Ma il patto che fecero con questa donna si doveva rompere, ora che mio padre mi avrebbe dovuto lasciare e voleva che io sapessi la verità per tempo. Ero a conoscenza del fatto che ormai la sua malattia peggiorava di giorno in giorno e sapevo che prima o poi mi avrebbe dovuto dire addio. Ma ero pronto ad accettarlo. Se tutto fosse rimasto così, ero pronto ad accettarlo. Invece, quella lettera mi spiazzò totalmente.
Io, figlio illegittimo di una nobile donna. Come potevo rintracciarla? Come potevo scoprire chi fosse? E poi, se anche ci avessi provato, non era troppo tardi? E non sarebbe stato pericoloso esporsi, sapendo che ero nato da una relazione peccaminosa? Mentre pensavo a come salvare ciò che restava della mia vita, ponendomi mille più quesiti, la ragazza del giorno precedente che incontrai al fiume, si rivelò a pochi passi da me e, sgranando gli occhi per lo stupore, arrestò il passo, osservandomi perplessa.

- Che c’è da guardare? Io abito qui. – indicai la casa alle mie spalle. – Quindi, girate al largo.
- Sc..scu…scusate… - disse, cercando di farsi forza. – Posso … posso parlarvi? – chiese, garbata.
- Che volete da me? – il mio tono non si smentiva, brusco come al solito.
- Io… ecco…
- Per favore, arrivate al dunque e poi lasciatemi stare. Ho molte cose da fare.
- Si… si, certo… perdonatemi. – chinò il capo, per poi tornare a osservarmi. – Ecco… potreste accompagnarmi al fiume? – chiese, come favore. – Vorrei poterci tornare.. ma … non se voi la prendete a male.

La osservai senza capire. Si mostrava gentile con me, nonostante i miei modi bruschi e il tono aspro della voce.
Non dissi una parola. Riposi la lettera nella busta, la chiusi, la misi in tasca e, solo con un cenno, feci capire a quella misteriosa ragazza di seguirmi e lei, come fosse un cagnolino, mi seguì in silenzio.
Arrivati al fiume, mi ringraziò, molto garbatamente, ma io non risposi. Mi avvicinai alla sponda e immersi i piedi nelle fresche acque mattutine.

- Che bello. Sembra divertente. Posso farlo anche io? – mi chiese, per nulla intimorita dalla mia presenza.
- Nessuno ve lo vieta. O sbaglio? – risposi secco.

Lei annuì e si tolse le scarpe per poi sedersi accanto a me e immerse i pedi nell’acqua.

- Brrrrrrr … com’è fredda! – disse, ma sorrideva, come se le piacesse quella sensazione.
- E’ normale che lo sia. – sempre brusco era il mio tono.
- Voi venite qui tutti i giorni? – chiese, tralasciando il mio puntiglioso sarcasmo.
- Che c’entra adesso? – risposi malamente, non avendo voglia di parlare.
- Non lo so. Era così per dire. – disse, con un lieve sorriso. – Brrrr .. non riesco a stare dentro ancora. E’ molto fredda! Voi come fate? – domandò, nel vedere che io riuscivo a tenere i piedi ancora a bagno.
- Per me è questione di abitudine. – risposi senza tanti convenevoli.
- Mi parlate un po’ di voi? – chiese, ormai senza più timore nello starmi vicino.
- No. – brusca fu la risposta.
- Dovreste presentarvi, per essere educato e ricambiare il fatto che ieri mi sono presentata a voi. – disse tranquilla.
- Ascoltatemi bene! – tuonai. – Non ho la minima intenzione di essere educato e tanto meno di presentarmi a voi!
- Oh…. – restò per un attimo attonita, ma poi tornò a fissare il fiume, in cui non era più immersa con i piedi e non aggiunse altro, come a farmi sentire in colpa per averle risposto male.

Ma io non volevo sentirmi in colpa. Perché avrei dovuto? Quella ragazza mi aveva sottratto dal mio lavoro nei campi per portarmi al fiume senza una ragione e ora voleva fare conversazione. Che cos’aveva in testa? Era normale?
Eppure questo non significava che io dovevo per forza trattarla male. Anzi, non avrei proprio dovuto e un po’, anche se non lo ammettevo a me stesso, mi sentivo in colpa.

- Deve avere avuto un significato davvero grande per voi, quel fiore che io ho scambiato. – disse, a un tratto.
- Hei ma.. – avrei voluto intimarla a zittirsi, però notai due occhi blu notte che mi fissavano curiosi.
- Perdonatemi se ho osato mettere il mio fiore finto. – continuò, senza aspettare che io finissi la frase.
- Bah! – mi voltai di nuovo verso il fiume, scocciato.
- Vi va se facciamo pace? – chiese con un sorriso limpido e pacato.
- Come? – chiesi, fissandola come se avesse la lebbra.

Lei fece una risatina sommessa e mi prese un braccio, appoggiandovi la testa sopra, restando seduta al mio fianco. Anche se cominciai a sentire freddo, non tolsi i piedi dall’acqua per non allontanare quella misteriosa ragazza da me.
In verità non mi sarebbe dovuto importare molto, anzi, avrei dovuto essere contento di scrollarmela di dosso, invece sentii un battito insolito nel petto. Uno strano turbamento invase i miei pensieri.

- Penso che sia ora di tornare indietro. – disse, con occhi chiusi e la testa ancora appoggiata al mio braccio.

Non risposi. Levai i piedi dall’acqua e mi alzai, lasciandola seduta al suolo. Gocciolavo acqua dalla base del mio corpo e lei mi fissava dalla sua posizione seduta con aria interrogativa.
Senza comprenderne il motivo, le porsi una mano e l’aiutai così a rialzarsi. Ci rimettemmo le scarpe e cominciammo a incamminarci sulla via del ritorno, e questa volta lei restò attaccata al mio braccio.

- Vi prego, rispondete almeno a una domanda.. – disse, con volto supplichevole.
- Cioè? – chiesi, burbero come al solito, tenendo lo sguardo fisso davanti a me.
- Per chi è quel cerchio di sassi che contornavano un fiore secco? – domandò ingenuamente curiosa.
- Un ricordo. – dissi solo.
- Oh…. Allora doveva essere una persona speciale. – azzardò in giudizio.
- Bah! – risposi rude.
- Sì, ne sono certa. – sorrise, stringendosi ancora un poco al mio braccio, lasciandomi senza parole.

Sapeva leggermi dentro il cuore per caso? Non tremava più, nonostante il giorno prima mi ero comportato in modo pessimo e ancora lo stavo facendo. Inoltre, sembrò comprendere la bontà che tenevo chiusa in me, da anni.
Io invece ancora non ero riuscito a capire nulla di lei. Chi era? Da dove veniva? Perché si era così appiccicata a me?
Perché voleva passare del tempo al fiume in mia compagnia? Perché mi faceva sentire debole?

- Ora… ora è meglio che vada… - disse, appena arrivammo davanti a casa mia.
- Sì. Addio! – risposi bruscamente, diretto poi alla stalla.
- Ah, però…. Prima, volevo… volevo ringraziarvi per avermi permesso di tornare al fiume.
- Non importa. – le feci segno di andarsene con la mano, in malo modo.
- Invece per me ha importanza! – replicò seria, prendendo la mano e strattonandomi verso di lei per posare le sue labbra morbide e vellutate sulla mia guancia ruvida per via della ricrescita della barba.

Senza parole la osservai, scostandomi da lei immediatamente. Anche lei mi guardava senza dire nulla e senza espressione che potesse farmi capire cosa pensava. Poi sorrise. Un sorriso dolcissimo e innocente. Mi salutò e andò via.
Rimasi impalato a guardare la sua figura allontanarsi, incredulo, sfiorandomi la guancia con la mano.
Ma che le era venuto in mente di fare? E perché poi? Quella ragazza era davvero misteriosa e imprevedibile.
Sparii così nelle stalle, pensando di stare in allerta verso il mio cuore, che batteva a ritmo stranamente irregolare.




...Continua...



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